Skip to main content

DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO

ROMANO (PD): “IL CENTRODESTRA LASCIA GLI STUDENTI SENZA BORSE DI STUDIO DOPO MESI DI PROMESSE”

“Sul diritto allo studio universitario Regione Lombardia, per voce del suo assessore all’Università pro tempore, visto che punta a trasferirsi a Bruxelles, fa tante chiacchiere e promesse, ma intanto i soldi mancano, le ragazze e i ragazzi delle famiglie più in difficoltà continuano a non vedere borse di studio all’orizzonte e questo accade, a quanto pare, perché qualcuno, nel centrodestra, non è interessato a sostenere una generazione nel suo percorso di formazione. Non è possibile che accada nella regione più grande d’Italia”, è il commento di Paolo Romano, consigliere regionale del Pd, dopo aver ricevuto, stamattina, in Aula, la risposta alla sua interrogazione sulla rinegoziazione dei Fondi Fse per il Diritto allo studio universitario.

“I fondi per il Dsu hanno differenti canali di finanziamento: il Fis (Fondo integrativo statale), il gettito della tassa per il diritto allo studio e lo stanziamento di risorse regionali proprie – aveva ricordato Romano durante la presentazione della question time –. Nell’ambito del Pnrr sono stati stanziati, in via eccezionale, ulteriori 50 milioni per il finanziamento del Dsu, fino all’anno 2026. Regione Lombardia, a differenza della maggioranza delle altre regioni italiane, negli ultimi anni non è mai riuscita a finanziare la totalità delle richieste di borse di studio universitarie, fermandosi nel 2022-2023, a un tasso di copertura del 97%, che è possibile solo grazie allo stanziamento di risorse proprie degli atenei, sottratte perciò alla didattica e ai servizi per studentesse e studenti. Eppure, regioni italiane ben più piccole della Lombardia e con bilanci che sono, quando va bene, la metà del nostro, hanno finanziato una quota parte delle borse di studio universitarie attraverso soldi pervenuti tramite il Fondo sociale europeo. Anche noi, in consiglio regionale, abbiamo approvato un ordine del giorno che impegnava la Giunta a riorientare, rinegoziandoli, i fondi Fse, ma al 30 aprile 2024 non risulta l’invio di alcuna comunicazione alla Ue relativa all’effettivo avvio di un percorso di revisione di questi finanziamenti”.

E la spiegazione dell’assessore Fermi non ha soddisfatto le richieste del consigliere Pd, che in questo si è sempre fatto portavoce degli studenti: “Dalla sua risposta mi sono chiare tre cose: i ragazzi e le ragazze che non hanno una borsa di studio continueranno a non averla, a tenersi i debiti per pagare l’affitto e gli strumenti per studiare, e quindi a essere abbandonati a se stessi. Siamo riusciti ad attivare la procedura verso l’Europa, ma c’è qualcuno che nella maggioranza di fatto non vuole dare soldi ai ragazzi per studiare. Non possiamo che prenderne atto, ma mi pare che questa scelta ponga un problema non da poco tra i banchi del centrodestra. Non accettiamo, invece, le scusanti: l’Emilia-Romagna, che ha un fabbisogno di 150milioni di euro e la metà del bilancio della Lombardia, ha trovato 60 milioni di euro per l’Ente per il diritto allo studio, 16 ricevuti dalla Ue e 44 milioni propri. Com’è possibile che la Lombardia, regione più grande d’Italia, non trovi qualche decina di milioni di euro e costringa le Università a spendere di tasca propria? Vogliamo ricordare che alle Regioni spetta rispettare il dettato della Costituzione anche laddove parla di garantire il diritto allo studio”, ha concluso Romano.

Milano, 7 maggio 2024

 

 

PD Regione Lombardia