Paola Bocci dopo la bocciatura della sua mozione sul sostegno al principio del consenso libero, attuale ed esplicito nella definizione dei reati di violenza sessuale
BOCCI (PD): “LA DESTRA DIMENTICA QUELLO CHE HA VOTATO SOLO A NOVEMBRE. DONNE PIÙ SOLE. SI RISCHIANO MENO DENUNCE”
“Fratelli d’Italia si dimentica che solo pochi mesi fa ha spinto affinché il principio del consenso fosse introdotto nelle nostre norme. La destra si attacca a cavilli giuridici e alla narrazione distorta del rischio di false denunce, che sono infinitesimali. E rifiuta di ammettere che una legge fondata sul dissenso, anziché sul consenso, sposta la responsabilità da chi agisce la violenza a chi ne è vittima, che deve dimostrare di essersi opposta, rendendo più difficile riconoscere lo stupro, togliendo tutele e restringendo la punibilità”, lo dichiara Paola Bocci, consigliera regionale del Pd e prima firmataria della mozione sul ‘Sostegno al principio del consenso libero, attuale ed esplicito nella definizione dei reati di violenza sessuale’, che la maggioranza di centrodestra ha bocciato, questo pomeriggio, in Aula.
“Se questa mozione fosse stata discussa il 19 novembre, avrei potuto dire che ero orgogliosa di un lavoro trasversale, serio e condiviso, bipartisan che aveva persino il sostegno della Presidente del Consiglio, perché quel giorno la Camera aveva approvato all’unanimità un emendamento, frutto del lavoro di Fdi e Pd, che avrebbe finalmente introdotto nelle nostre norme il principio del consenso nel reato di violenza sessuale. E invece no, le cose oggi stanno in un altro modo”, ha esordito la dem.
“Ora al Senato abbiamo una nuova proposta di testo di legge, a prima firma Bongiorno, che ribalta l’impianto della normativa, cancella la parola consenso e introduce il dissenso, rendendo più difficile definire il reato in una condizione di vulnerabilità, paura o incapacità di reagire. Consenso e dissenso non sono la stessa cosa, perché così sarà giudicato atto sessuale non consenziente solo quello a cui la vittima oppone un rifiuto espresso e credibile. È l’unico reato in cui chi subisce violenza deve dimostrare di aver opposto resistenza, deve provare la violenza”, ha aggiunto Bocci.
“Una legge di questo tipo amplia le giustificazioni per chi usa violenza e alimenta le paure di chi la subisce. Le vittime già ora spesso non sono credute e fanno anche per questo fatica a denunciare. Solo 1 donna su 8 denuncia ed è un numero sovrastimato, perché il silenzio e il sommerso sono ancora più grandi. Senza adottare il principio del consenso, riconoscendo che solo sì vuol dire sì, ma dovendo dimostrare di aver detto no, le donne già esposte a stereotipi, pregiudizi e forme di vittimizzazione secondaria, avranno ancora più paura di denunciare”, ha insistito Bocci.
Il testo dell’atto chiedeva un impegno “a sostenere il principio del consenso libero, attuale ed esplicito quale elemento centrale nella definizione dei reati di violenza sessuale, in coerenza con la Convenzione di Istanbul; a sostenere, nelle politiche regionali e nei piani di contrasto alla violenza di genere, una cultura della libertà e dell’autonomia delle donne, promuovendo progetti educativi nelle scuole e negli enti locali; a ribadire, in tutte le sedi istituzionali e tramite la Conferenza Stato-Regioni, il principio ‘senza consenso libero e attuale è violenza’; a sollecitare il Parlamento e il Governo affinché siano recepiti integralmente gli standard della Convenzione di Istanbul e le raccomandazioni della Cedu; a monitorare l’evoluzione del procedimento legislativo e gli sviluppi dell’iter parlamentare”.
Milano, 10 marzo 2026

