Paola Bocci al termine della visita al carcere di Bollate, nell’ambito della campagna del Pd nazionale.
BOCCI (PD): “BOLLATE DIVENTI RIFERIMENTO PER INSERIMENTO LAVORATIVO, MA VENGA POTENZIATA LA SANITÀ PENITENZIARIA”
“Per la campagna ‘Bisogna aver visto’, dopo aver visitato gli istituti di Opera e San Vittore, oggi sono stata nella casa di reclusione di Bollate con la senatrice Cristina Tajani. Si tratta di un istituto che andrebbe preso a modello per le sue attività sul reinserimento lavorativo, che prevede collaborazioni strutturate e continuative con imprese e cooperative esterne e un’ampia gamma di possibilità di lavoro sviluppati anche dentro le mura del carcere. Anche qui sono evidenti alcune criticità comuni ad altre strutture penitenziarie lombarde, come il sovraffollamento che riguarda soprattutto la sezione femminile con 200 presenze”, lo dice Paola Bocci, consigliera regionale del Pd, al termine della visita al carcere di Bollate, nell’ambito della campagna del Pd nazionale.
“Il carcere ha anche una zona ‘asilo nido’ pensato per le detenute con figli molto piccoli, dove è presente in questo momento una giovane madre con il suo bimbo di soli tre mesi. Per quanto la direzione abbia cercato di rendere il più accogliente possibile questo spazio, non possiamo ritenere che sia quello giusto per un bambino e su questo tema chiediamo maggiore impegno perché si cerchino strade e pene alternative alla permanenza in carcere”, aggiunge la dem.
“La pianta organica del personale di sicurezza è sottodimensionata e, come in altri istituti, anche il personale sanitario in forza a Bollate è insufficiente rispetto ai 1.616 detenuti, nonostante la presenza di due medici 24 ore nel pronto soccorso, 4 psichiatri e almeno un medico in turno diurno per ogni reparto. Pochi gli infermieri, quasi tutti in libera professione e forniti da cooperative, per i quali sarebbe necessario un adeguato percorso di formazione che spesso manca. Tasto dolente anche le retribuzioni: ad esempio, gli psicologi in libera professione, spesso lasciano l’incarico anche per questo motivo”, spiega Bocci.
“Serve una maggiore connessione con le altre strutture territoriali sociosanitarie, come nell’ambito della tossicodipendenza, dove si contano 733 detenuti in carico al Serd, e con progetti specifici per i sex offender, in totale 464. Mancano personale e spazi dedicati alla popolazione detenuta ultrasettantenne, invecchiata in carcere, con pena ancora lunga e con patologie croniche”, racconta ancora la consigliera Pd.
“L’esperienza di Bollate insegna che investire sulla formazione e sul lavoro è una strada fondamentale per ridurre le recidive, ma resta la convinzione che molti problemi delle carceri lombarde dovrebbero trovare soluzioni fuori dalle carceri, con pene alternative e percorsi mirati di rieducazione, soprattutto per giovanissimi, madri, persone fragili e anziane”, conclude Bocci.
Milano, 28 luglio 2026
