Miriam Cominelli, Davide Casati e Michele Zanardi hanno presentato le proposte del Pd sul tema dell’invecchiamento.

Brescia invecchia

Cominelli – Casati-Zanardi (Pd):  Le nostre proposte per anziani, non autosufficienza e Rsa

In 20 anni  gli over 65 sono aumentati del 43,2%,  ad oggi sono   293.432, le  non autosufficienze crescono, mentre   il costo delle rette nelle Rsa è altissimo.  Questi i dati  (vedi dettagli in tabelle allegate)  da cui hanno preso le mosse   i consiglieri regionali del Pd Miriam Cominelli e Davide Casati   e Michele Zanardi, segretario provinciale del Pd di Brescia, che   questa   mattina, in una conferenza stampa, hanno presentato le proposte del Pd sul tema dell’invecchiamento.

La popolazione della provincia di   Brescia è sempre più anziana, L’indice di vecchiaia dal 2005 è passato da  121 anziani ogni 100 ragazzi   a 184 nel 2025, a fronte di un’offerta di posti in RSA che   non è allineata ai bisogni. I posti autorizzati, accreditati e a contratto in Lombardia sono 57 mila, con tasso di saturazione superiore al 98%.  Gli ospiti    sono in gran parte   non autosufficienti, il 44%   sono affetti da   demenza o Alzheimer e oltre il 61% ha una grave decadenza cognitiva, il che richiede un’assistenza sanitaria non   semplice.

“Il costo medio delle rette – afferma Cominelli – è di   50 euro al giorno nelle strutture contrattualizzate e   accreditate, ma arriva a   180 euro nelle private.  Questo significa un costo medio per le famiglie che va da un minimo di 2 mila euro al mese a un massimo di 5400. Cifre difficilmente sostenibili   di fronte alle quali la Regione deve intervenire con azioni concrete, dirette sia ad aumentare il numero dei posti   che a ridurre il peso dei costi sulle famiglie.  Altra   questione   che non si può ignorare   è quella dei pazienti affetti da Alzheimer o demenze che finiscono per mettere a dura prova la tenuta sociale   delle famiglie perché richiedono un’assistenza   continua, che pesa soprattutto sulle donne. Per loro i posti nelle Rsa ad oggi sono 460, un numero insufficiente a coprire il fabbisogno per il quale è necessario un intervento”.

 

“Per far fronte a questi problemi – afferma Casati- abbiamo elaborato   una serie di proposte concrete condivise da tutte le rappresentanze del mondo delle RSA e,   in una   mozione, abbiamo stilato dieci punti che sono anche stati valutati   come   finanziariamente sostenibili. Proposte che   si possono realizzare con lo 0,2% del bilancio della Regione, pari a   65 milioni di euro all’anno per tre anni, una prima risposta concreta per contenere le rette, che   negli ultimi quattro anni in media sono aumentate a livello regionale del 16%. Abbiamo anche volute invertire il trend delle  contrattualizzazioni e degli accreditamenti dei posti letto,  visto che  dal 2010  non è stata più fatta la programmazione pluriennale dei posti in base al trend demografico e epidemiologico, ma, vista la crescita degli  over 80, che nel 2035  aumenteranno del 41%,  non è pensabile possano essere sufficienti quelli oggi disponibili. Per questo abbiamo   proposto di aumentare i posti letto contrattualizzati   nel triennio 2026-27-28 del 5% per i posti letto ordinari e del 10% per gli Alzheimer. In più abbiamo chiesto un aumento annuale sempre del 5% del rimborso che Regione dà alle case di riposo per contenere le rette ed evitare il continuo aumento. Proposte bocciate dalla maggioranza che però riproporremo nella prossima   sessione di bilancio forti del fatto che sono cifre sostenibili”.

La terza proposta economica elaborata dal Pd riguarda il tema dell’Alzheimer. Cinque pronunciamenti dalla Corte di Cassazione, a fine maggio, hanno stabilito  che le rette dei pazienti affetti da malattie neurodegenerative, come   l’Alzheimer e il Parkinson, devono essere a carico del servizio sanitario nazionale, certo   un sostegno per le famiglie, che però crea un problema di sostenibilità al sistema,  considerando che si parla del 40% del totale degli ospiti.  Per questo per tre volte nel 2025 il Pd ha chiesto di stilare  linee guida e di stanziare circa 5 milioni di euro all’anno per le persone più gravi per  rimediare almeno in parte al problema.  Proposta bocciata dall’assessore alla Sanità  Guido Bertolaso che però proprio nei giorni scorsi ha promesso che a settembre se lo Stato non fa nulla,  interverrà.

“Il problema è serio- sottolinea Casati-   i contenziosi aumentano e le case di riposo, per il 70% gestite   da enti del  Terzo settore, sono sempre più in difficoltà. Il rischio è che saltino i   loro i bilanci oppure, se si rivolgono alla Regione, che siano messi   a dura prova i conti pubblici. La nostra proposta mirava a limitare almeno i danni,  in attesa del provvedimento nazionale; la riproporremo   settimana prossima a bilancio, consapevoli che difficilmente sarà accolta”.

Altra grave criticità    sono gli standard delle case di riposo, fermi agli anni 2000. Una struttura oggi per avere l’accreditamento deve erogare 901 minuti di assistenza settimanali e  il numero degli operatori deve essere calibrato di conseguenza, ma oggi la media di minutaggio che viene erogata è di 1200 minuti, perché ormai lo stato di salute degli ospiti è talmente  compromesso  che richiede  maggiore assistenza. A fronte di questo però la Regione   continua a   erogare fondi solo per 900 minuti, il che fa sì che chi vuole contenere  i costi offre solo 900 minuti,  abbassando la qualità della cura e chi invece ne eroga molti di più, ha difficoltà, ricevendo dal pubblico contributi per  solio 900 minuti con il rischio è che  siano alzate le rette.

“Abbiamo chiesto- afferma ancora Casati- di rivedere entro la fine della legislatura tutti i criteri di accreditamento delle RSA, adeguando i bisogni sanitari di salute. Anche in questo caso  dalla giunta ci hanno risposto no,  assicurando che   hanno già   istituito un Tavolo tecnico  per elaborare entro la fine dell’anno una proposta concreta di revisione dei sistemi di accreditamento alla luce dei bisogni sanitari reali”.

Il Pd ha anche chiesto   un sostegno per   il recupero  delle strutture proponendo il ripristino dei Frisl (Fondo ricostruzione infrastrutture sociali Lombardia), mutui a tasso zero, dove Regione fa la cassa e visto che ha tante risorse   non spese, può destinare    queste risorse sui Frisl che dovranno essere restituiti   dai beneficiari, ma senza interessi. Questo è necessario per realizzare interventi di messa in   sicurezza e di adeguamento energetico   e ambientale delle case di riposo che non sono riuscite ad accedere ai super bonus e al 110.

Proposto anche un sistema di premialità per le case di riposo gestite da enti non profit, diffuse soprattutto tra Bergamo e Brescia.

“Ci sono- ricorda Casati- tantissime case di riposo gestite da fondazioni cattoliche, laiche o vicine al mondo dei comuni che non hanno scopo del lucro e  che devono godere di un sistema di premialità   sui futuri accreditamenti e sulle future contrattualizzazioni perché riteniamo che chi è nato nelle nostre comunità e    ha una vocazione non profit meriti    di essere valutato con criteri diversi. Abbiamo fatto una proposta di legge specifica sul tema che    la giunta ha liquidato   dicendo che si valuta la prestazione  e non chi la eroga, approccio che non condividiamo perché siamo convinti che  la tipologia di interrogatore, soprattutto nel comparto sociosanitario, possa fare la differenza”.

 

Invecchiamento non vuol dire solo Rsa. “Con una risoluzione bipartisan- sottolinea Casati- il 30 giugno scorso abbiamo approvato una sperimentazione che introduce il geriatria di comunità, uno specialista importante per la presa in carico degli anziani che, intervenendo in via preventiva, può ritardare la cosiddetta istituzionalizzazione. Si tratta di un atto vincolante di indirizzo nei confronti della giunta per sperimentare il geriatra di comunità da qui a fine legislatura   nelle case di comunità e nei pronto soccorso,   sperimentazione che potrebbe diventare strutturale nei prossimi anni, sia a livello di comunità di territorio, sia a livello ospedaliero, in raccordo con i medici di base”.

“La demografia- conclude Zanarrdi- non è un destino ma è politica, perché io credo che questo sia un elemento da sfatare. Bisogna provare a superare il concetto di politiche di non autosufficienza e  provare a guardare a politiche della longevità. Se pensiamo ai dati della provincia di Brescia nel 2045 con il calo di residenti, vedremo che la distanza tra l’anziano e il meno anziano continuerà ad ampliarsi e credo che a queste politiche la Regione debba anche provare a legare la parte che precede   l’accoglienza dei non autosufficienti in RSA, a partire dall’abitare, dalla mobilità, dalle politiche di welfare che vengono già oggi erogate. Dobbiamo denunciare il fatto che la Regione, e questa destra a tutti i livelli, sta nuovamente facendo una politica di scarica barile    nei confronti degli enti locali, perché dove non arrivano le famiglie nel pagamento delle rette oggi arrivano i Comuni e questo è un ulteriore aggravio dei costi delle politiche sociali per le amministrazioni locali

In alcuni casi, nei comuni virtuosi, spesso le famiglie  non si rendono neppure  conto di quanto i comuni fanno e di quanto Regione Lombardia non fa e credo che questo vada evidenziato. Il Partito Democratico regionale sta provando a dare concretezza a un’azione complessiva sulle politiche di prossimità, legando il tema della salute e del sociale in politiche prossime più vicine al cittadino  perché credo che oggi pensare anche al geriatra di comunità sia scommettere seriamente sul progetto delle case di comunità e degli ospedali di comunità in cui noi abbiamo sempre creduto.  Nella programmazione di questi servizi   è fondamentale la presenza di amministratori locali che in parte c’è già nelle ASST e   nelle ATS, ma non è sufficiente perché è solo consultiva e non ha lo spirito di coprogrammazione necessario”.

 

Il dossier sull’invecchiamento a Brescia e in Lombardia e le foto della conferenza stampa

 

Milano, 15 luglio 2026

PD Regione Lombardia