Paola Bocci al termine della visita a San Vittore, casa Circondariale ‘Francesco de Cataldo’ di Milano, nell’ambito della mobilitazione nazionale che ha coinvolto decine di istituti penitenziari in tutta Italia 

BOCCI (PD): “SERVE PIÙ PERSONALE PER LE CURE MENTALI. REGIONE INTERVENGA SU QUANTO DI SUA COMPETENZA”

 

“Anche la casa circondariale di San Vittore evidenzia grandi criticità, comuni a molti istituti penitenziari lombardi, causate in primo luogo da un fortissimo sovraffollamento – 1.173 persone detenute su una capienza di 780 – e dal sottorganico del personale della Polizia penitenziaria, 565 in carico sui previsti 655 della pianta organica, oltre all’insufficienza del personale sanitario”, lo dice Paola Bocci, consigliera regionale del Pd, al termine della visita che ha effettuato, assieme a una delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, alla casa Circondariale ‘Francesco de Cataldo’ di Milano, nell’ambito della mobilitazione nazionale che ha coinvolto decine di istituti penitenziari in tutta Italia.

 

“La popolazione dell’istituto negli anni è molto cambiata con una sempre più alta quota di giovani adulti (pari a 235), un’altissima percentuale di tossicodipendenti (677) e persone che hanno diagnosi psichiatriche rilevanti, (154). Per dare risposte di cura adeguate e continuative a tutte queste fragilità, il personale medico, soprattutto di area psicologica, non è sufficiente. L’attenzione si concentra a limitare i rischi suicidari, in una situazione critica che ha visto dall’inizio del 2026 un detenuto togliersi la vita e 26 tentativi di suicidio. Mentre per una popolazione carceraria giovane bisognerebbe organizzare percorsi di sostegno psicologico e di psicoterapia, che rappresentano un’opportunità di sostegno in funzione del rientro in società”, continua la dem.

 

“Molti, con patologie psichiatriche o complesse, sono inviati in questa casa circondariale da altre strutture e finiscono per restarci. Il personale fatica a reggere una richiesta di cure sempre molto elevata. Attualmente nella struttura ci sono 38 medici di cui solo 4 sono dipendenti, più una quota di personale infermieristico, un numero ancora troppo esiguo, determinato dal fatto che spesso i bandi per il personale carcerario vanno deserti e che si registrano differenze nella retribuzione oraria del personale tra struttura e struttura, anomalia su cui la Regione dovrebbe intervenire”, precisa Bocci.

 

“Mi unisco alle richieste dell’Alleanza per l’articolo 27 che dice chiaramente che non possono esserci trattamenti di pena che vadano contro il senso di umanità, ma devono avere come fine il reinserimento sociale della persona. Molte criticità degli istituti penitenziari potrebbero essere risolte fuori dal carcere, con tanta prevenzione a monte, con percorsi alternativi al carcere in ingresso e attraverso l’individuazione di percorsi più corretti alternativi alla detenzione carceraria per persone in condizioni di fragilità, con alleanze più strette e condivisioni di scelte e responsabilità tra Ministero della Giustizia, istituti di pena, enti e servizi territoriali e Regioni. Nessuno si può chiamare fuori, neanche Regione Lombardia che ha competenze precise soprattutto in materia di salute e assistenza sanitaria, diritto che a tutti deve essere garantito. Al presidente Fontana chiediamo di intervenire per quanto di sua competenza, ovvero garantendo un’adeguata presenza di personale sanitario, in particolare sul fronte delle cure della salute mentale”, conclude la consigliera Pd.

 

Milano, 14 luglio 2026

 

PD Regione Lombardia