Paola Bocci sul patentino digitale, dopo l’approvazione in aula del progetto di legge che apporta modifiche alla norma regionale che si occupa di prevenzione e contrasto al fenomeno delle baby gang, del bullismo e del cyberbullismo.
BOCCI (PD): “L’EDUCAZIONE DIGITALE VA DIFFUSA, MA SERVONO PIÙ RISORSE E STRUMENTI”
“Apprezziamo che il tema della cittadinanza e della formazione digitale sia stato ripreso dal dibattito politico, ma il nostro voto è stato di astensione, perché avremmo voluto che l’asticella si fosse alzata un po’ di più, anche raccogliendo molte delle sollecitazioni che ci sono venute, durante le audizioni, da persone esperte”, lo dice Paola Bocci, consigliera regionale del Pd e capogruppo in VII Commissione Cultura, a proposito del progetto di legge, approvato stamattina in Aula, sul patentino digitale, che apporta modifiche alla norma regionale che si occupa di prevenzione e contrasto al fenomeno delle baby gang, del bullismo e del cyberbullismo.
“Apprezziamo anche l’approccio educativo e preventivo del progetto di legge, pur se avrebbe dovuto essere più coraggioso. Bene che siano state accolte le nostre richieste di dare maggiore protagonismo al terzo settore, che ha prodotto in questi anni iniziative e progetti pluriennali di grande valore per la promozione della cittadinanza e dell’educazione digitale, che vanno valorizzati. Abbiamo anche ottenuto che nel tavolo che definirà i requisiti e le modalità di fruizione siano coinvolte rappresentanze studentesche, che non erano incluse nei processi decisionali, né negli organismi di monitoraggio previsti dalla norma, mentre dovrebbero essere protagonisti attivi dei percorsi di cittadinanza digitale”, aggiunge la dem.
“Manca, però, un riferimento a un monitoraggio qualitativo per valutare l’efficacia dei percorsi di formazione, le ricadute sulla didattica e sul reale accrescimento delle competenze, oltre che sull’impatto sui casi di bullismo e cyberbullismo negli istituti che attivano la formazione, e sui fenomeni come il linguaggio d’odio. Invito a non considerare il patentino digitale come una certificazione definitiva, perché le competenze digitali richiedono un aggiornamento continuo. E va coinvolta tutta la comunità educante, mettendo a disposizione strumenti efficaci e misurabili di intervento. Ma per fare tutto questo ci vogliono fondi, mentre il progetto approvato oggi cammina su poche risorse”, conclude Bocci.
Milano, 26 maggio 2026
