Skip to main content

“L’Italia che si prende cura” è l’iniziativa del Partito Democratico organizzata per venerdì 27 e sabato 28 febbraio, in Regione Lombardia

“L’ITALIA CHE SI PRENDE CURA”, IN CORSO IN REGIONE LA CONFERENZA DEL PARTITO DEMOCRATICO SUL DIRITTO ALLA SALUTE

SONDAGGIO YOTREND SULLA SANITÀ: OTTO LOMBARDI SU DIECI CHIEDONO DI ELEVARE IL FINANZIAMENTO DELLA SANITÀ, SEI SU DIECI NON SODDISFATTI DELL’AZIONE DI GOVERNO E REGIONE

 

Una conferenza nazionale sulla sanità, welfare e terzo settore per dire che la salute è un diritto fondamentale che va difeso e coltivato, cambiando la deriva della destra che porta alla privatizzazione e l’abbandono dei cittadini a loro stessi. “L’Italia che si prende cura” è l’iniziativa del Partito Democratico organizzata oggi e domani, venerdì 27 e sabato 28 febbraio, in Regione Lombardia insieme alla segretaria Elly Schlein, con la partecipazione di personalità del mondo scientifico come Nino Cartabellotta, Andrea Crisanti, Franco Locatelli e Massimo Recalcati, e del mondo politico come Beppe Sala, Michele De Pascale, Antonio Decaro, Rosy Bindi, Marina Sereni, Marco Furfaro, Marta Bonafoni insieme a professionisti, amministratori, sindacalisti del settore sanitario. Fanno gli onori di casa Pierfrancesco Majorino, Silvia Roggiani, Alessandro Capelli e Carlo Borghetti, insieme alle consigliere e i consiglieri regionali del Partito democratico. Più di cento interventi su temi chiave per lo sviluppo della sanità lombarda e nazionale.

“È molto significativo – dichiara Pierfrancesco Majorino – che proprio qui in Regione Lombardia, che da anni è il laboratorio della destra per lo stravolgimento della sanità e per l’annichilimento del diritto costituzionale alla salute, si tenga la conferenza nazionale del Partito Democratico su questi temi. Qui dove si è teorizzata l’equivalenza tra la sanità privata e quella pubblica, la loro competizione nel grande mercato della salute, noi ribadiamo la necessità di cambiare rotta. Lo facciamo nell’interesse delle cittadine e dei cittadini, della loro salute, ma anche di medici, infermieri, personale sociosanitario, il cui straordinario lavoro è messo in continua difficoltà da una gestione che non funziona. Che le cose non vadano lo dicono i lombardi, attraverso il sondaggio di Youtrend: non sono soddisfatti della sanità lombarda, pensano che sia peggiorata negli ultimi vent’anni e che vadano investite molte più risorse, soprattutto per assumere più medici e infermieri e tagliare i tempi di attesa. E i cittadini non sbagliano, perché lo dicono anche i dati raccolti dalla fondazione Gimbe che la sanità lombarda perde terreno e scende nelle graduatorie nazionali, soprattutto per il deficit della medicina territoriale, e che per la prima volta sono molti i lombardi che scelgono di farsi curare fuori regione, nonostante la presenza consolidata di ospedali di indubbia eccellenza di cui possiamo vantarci. Ma è l’organizzazione che non tiene, a partire dalla carenza di personale medico e infermieristico, più accentuata rispetto alla media nazionale, come quella dei medici di famiglia. Per non parlare dell’infrastruttura informatica, dal mitologico centro unico di prenotazione, che aspettiamo da almeno dieci anni e non vedremo sicuramente entro i prossimi due, ai costanti disservizi a cui sono sottoposti medici, infermieri e pazienti. Bisogna cambiare, prendere atto dei problemi e cambiare e smetterla di pensare solo a garantire gli interessi dei grandi gruppi della sanità privata”.

 

«La Lombardia è oggi l’emblema di una contraddizione evidente” spiega Silvia Roggiani, segretaria regionale dem, “da un lato, una sanità di eccellenza, con ospedali ai vertici delle classifiche e professionisti tra i migliori al mondo; dall’altro, due milioni di cittadini che hanno rinunciato a curarsi e 190 mila persone costrette a chiedere un prestito per accedere alle cure. Quasi l’80% dei lombardi si è rivolto almeno una volta al privato, con una spesa media di 365 euro: un costo che pesa su stipendi e pensioni e che segnala una distanza crescente tra l’eccellenza proclamata e la vita quotidiana delle persone. Per questo, accanto all’“Italia che si prende cura”, vogliamo affermare una politica che si prende cura: capace di valorizzare ciò che funziona, ma anche di intervenire dove l’accesso alla sanità pubblica diventa un’angoscia. La sanità pubblica resta un fiore all’occhiello, ma oggi viene progressivamente indebolita, in Lombardia come a livello nazionale. Da qui ripartiamo: da incontri come questo, dalle firme raccolte per la nostra legge di iniziativa popolare e dalle proposte avanzate in Parlamento, con la convinzione che una Lombardia diversa sia possibile e che prendersi cura delle persone, attraverso la politica, possa tornare a essere la cifra del nostro impegno».

 

“La sanità è uguale per tutti è scritto nella Costituzione, andrebbe scritto all’ingresso di ospedali e luoghi di assistenza e cura”. La suggestione è di Carlo Borghetti, capodelegazione Pd in commissione sanità del Consiglio regionale lombardo. “Noi ci battiamo per questo, perché siamo in un tempo in cui sta diventando sempre meno uguale per tutti. E c’è un paradosso di cui parliamo poco: la Lombardia è una delle Regioni più ricche d’Europa, eppure sempre più persone anche qui rinunciano a curarsi perché non possono accedere a cure e prestazioni a pagamento in assenza della garanzia di cure tempestive da parte del servizio pubblico. E succede qui, come succede in troppe parti del Paese, ad un ritmo crescente. Stiamo perdendo quel servizio sanitario nazionale universalistico concepito dalla Costituzione. La Lombardia è raccontata da chi la governa come un “modello” sanitario, un’eccellenza. Ma un sistema può dirsi eccellente se funziona molto meglio per chi riesce ad aggirarlo pagando? Abbiamo ospedali eccellenti, certo, e ci piace sottolineare ospedali pubblici eccellenti, con professionisti di altissimo livello. Ma gli ospedali sono un pezzo del servizio sanitario, l’altro pezzo fondamentale è la sanità territoriale, di prossimità, e su questo la Lombardia è scivolata a metà classifica. La Lombardia ha risorse, competenze, professionalità. Per diventare però davvero un modello deve scegliere: il paziente non è un cliente, non è un consumatore, è una persona. L’eccellenza non è dipendere dalla carta di credito, è non lasciare indietro nessuno. Per questo, per ricordarlo ogni giorno innanzitutto a chi governa, appenderei un cartello all’ingresso di ogni ospedale e di ogni luogo di assistenza e cura con su scritto “La Sanità è uguale per tutti”.”

 

▶️Le slide del sondaggio Youtrend 

▶️La presentazione della fondazione Gimbe 

 

Il sondaggio di Youtrend sulla sanità lombarda

Quasi otto lombardi su dieci (78%) ritengono che la spesa pubblica per la sanità debba essere aumentata, e che vada utilizzata soprattutto per assumere nuovi medici di medicina generale (è una delle priorità per il 47%), medici ospedalieri (45%) e nuovi infermieri (37%). Quasi sei lombardi su dieci, il 57%, ritengono che la sanità lombarda sia peggiorata negli ultimi vent’anni e, nonostante le grandi eccellenze sanitarie della nostra regione e la qualità dei nostri professionisti, il 52% ne ha nel complesso, purtroppo, un giudizio negativo. Pesa soprattutto il tema dei tempi di attesa: responsabilità della Regione per la maggioranza dei cittadini.

Lo dicono i dati di un sondaggio commissionato dal gruppo regionale lombardo del Pd alla società di sondaggi Youtrend che, nella settimana tra il 16 e il 23 febbraio, ha intervistato 1.209 cittadine e cittadini lombardi maggiorenni, distribuiti su tutto il territorio.

Il giudizio generale dei lombardi sulla sanità regionale è prevalentemente, seppure di poco, negativo (52%). A fare la differenza sono i giudizi meno sfumati: i pareri molto negativi sono l’11%, solo il 5% quelli molto positivi. Ma è la tendenza a dare un’indicazione più chiara: il 45% dei lombardi ritiene che negli ultimi vent’anni sia peggiorata e un ulteriore 12% che sia molto peggiorata (totale “peggiorata” + “molto peggiorata” 57%), mentre solo il 19% ritiene che sia migliorata e il 2% molto migliorata (totale 21%). È rilevante che in una regione che sia per le elezioni nazionali che per le regionali ha votato a destra nelle ultime tornate, la maggioranza dei cittadini dia un giudizio negativo sulla gestione della sanità negli ultimi due anni tanto al Governo quanto alla Regione: il 63% giudica negativo l’operato del Governo (di cui il 22% “molto negativo”) e solo il 31% positivo; il 58% giudica negativo l’operato della Regione, solo il 37% positivo.

Il problema più sentito è quello delle liste d’attesa per visite, esami diagnostici e operazioni chirurgiche: lo è per l’85% dei lombardi, per il 61% è in cima alla lista dei problemi più rilevanti, ma anche tra chi non lo indica come principale, per una persona su quattro (24%) è un tema da affrontare. Segue la carenza di medici, personale sanitario e infermieri, che per il 13% è il primo problema, per un ulteriore 29% è uno dei problemi che indeboliscono la sanità.

Le responsabilità delle disfunzioni della sanità lombarda, analizzate problema per problema, sono attribuite per la maggioranza alla Regione, tranne che per la carenza di medici e personale sanitario. Il 57% imputa alla Regione le lunghe liste d’attesa, il 58% il peso eccessivo della sanità privata, il 65% la modalità di prenotazione troppo complessa e anche l’eccessiva distanza da ospedali e presidi sanitari. La carenza di medici, invece, è responsabilità del governo per il 54% e per il 37% della Regione.

L’azione del governo e della Regione per contrastare le liste d’attesa è bocciata dalla maggioranza dei cittadini: inefficace per il 55% quanto fatto dalla Regione, per il 57% l’operato del Governo. Anche sui provvedimenti per aumentare la disponibilità dei medici di medicina generale, il 53% boccia l’azione delle due istituzioni. Le assunzioni di nuovo personale sono una delle azioni prioritarie per i lombardi, mentre un quarto ritiene anche che vadano aumentate le retribuzioni tanto dei medici quanto degli infermieri. Il giudizio largamente maggioritario è che vada aumentata la spesa sanitaria.

 

I dati della fondazione GIMBE

L’Italia

Se il Governo Meloni avesse lasciato il fondo sanitario nazionale al 6,3% del Pil, dove lo aveva trovato, dal 2023 a oggi la sanità in Italia avrebbe potuto contare su ulteriori 17 miliardi di euro. Lo ha detto questa mattina a Palazzo Pirelli, a Milano, Nino Cartabellotta, presidente della fondazione GIMBE, in apertura della parte regionale lombarda della conferenza del Partito Democratico sul diritto alla salute “L’Italia che si prende cura”.

Ma non è solo una questione di finanziamenti possibili, anche di risorse attuali. Nel 2026 la differenza tra quanto il governo, nei documenti ufficiali, stima che sarà la spesa sanitaria e quanto effettivamente stanzia, è stimata in 6,8 miliardi di euro. Sono stati 7,5 nel 2025 e altri 4,3 nel 2024. La tendenza è a crescere. Sono risorse che le Regioni devono trovare altrimenti per soddisfare gli standard di prestazioni previste dallo Stato. Il sistema va quindi in affanno e contemporaneamente cresce la spesa privata dei cittadini: nel 2024, ultimo dato disponibile, gli italiani hanno speso 41,3 miliardi di euro di tasca propria, odontoiatria esclusa, per le prestazioni sanitarie, il 22,3% della spesa totale. Il 9,9%, 5,8 milioni di italiani, hanno rinunciato almeno a una prestazione sanitaria per ragioni economiche. La Lombardia è sopra la media nazionale, al 10,3%: circa un milione di lombardi sono in questa condizione.

 

La Lombardia

Secondo i dati del ministero della Salute, la Lombardia non è più tra le regioni più virtuose per la sanità. Settima in Italia per il settore ospedaliero, scende all’undicesimo per la sanità territoriale e recupera posizioni solo per l’area della prevenzione, dove è quarta. L’aspettativa di vita dei lombardi rimane ben sopra la media nazionale, con 84,1 anni è al quarto posto dopo le province autonome di Trento e Bolzano, il Veneto e le Marche. Ciò in cui la Lombardia è in coda alle classifiche in Italia è la carenza di medici e infermieri. Può contare solo su 1,53 medici dipendenti pubblici per mille abitanti, contro la media di 1,85, ed è al penultimo posto davanti solo al Molise.  È al terzultimo posto, invece, per la presenza di infermieri dipendenti pubblici: sono 3,8 su mille abitanti, molto sotto la media nazionale che è di 4,7. Grave anche la mancanza di medici di medicina generale: la Lombardia è la regione messa peggio, con 1.525 di unità mancanti (dato 2024). La professione è evidentemente considerata poco attrattiva, o meno di altre, e il 45% di borse di studio per questa carriera rimane inutilizzata. La penuria di medici e infermieri pesa anche sulla sanità territoriale. Secondo i dati Agenas, al 30 giugno 2025, solo il 5,9% delle case di comunità lombarde di cui era prevista la realizzazione ha all’interno presenza medica e infermieristica. Fino a qui i dati elaborati da GIMBE, ma secondo le rilevazioni sul campo del gruppo regionale Dem, alla medesima data, solo il 4% delle case di comunità lombarde rispondeva a tutti i criteri previsti dal ministero.

 

 

Ecco le tredici proposte del Partito Democratico e delle opposizioni per cambiare la sanità lombarda

Per il gruppo regionale lombardo del Partito democratico, la Regione deve:

  1. (FSN) a intervenire presso il Governo affinché il Servizio Sanitario Nazionale sia finanziato in modo adeguato, portando per legge il Fondo Sanitario Nazionale ad almeno il 7,5% del PIL, al fine di sviluppare un Servizio pubblico pienamente rispondente all’art.32 della Costituzione sul diritto alla salute, e al fine di incrementare adeguatamente i livelli di retribuzione di tutto il personale dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari;
  2. (GOVERNANCE) a promuovere una riorganizzazione del Servizio Socio-Sanitario Regionale che metta al centro la prevenzione, attraverso: la ricostituzione delle Aziende Sanitarie Locali con dimensione provinciale, dotate di adeguati Dipartimenti di Prevenzione e Distretti, e con contestuale riorganizzazione della Rete ospedaliera in ospedali distrettuali e ospedali hub da dotare di strumentazione adeguata e innovativa; l’istituzione di un’Agenzia regionale strumentale per il governo della sanità; il rafforzamento del ruolo dei Comuni e delle Conferenze dei Sindaci cui attribuire pareri obbligatori e potere di voto sulla programmazione regionale; l’adozione di criteri trasparenti e meritocratici per la selezione dei Direttori Generali e il superamento di ogni interferenza della politica; l’implementazione celere e completa della digitalizzazione del SSR e degli sviluppi derivati dalla intelligenza artificiale, dalla ricerca e dalle innovazioni tecnologiche;
  3. (TERRITORIO) a potenziare fortemente i servizi territoriali – quali i servizi per le dipendenze, i centri vaccinali, i servizi per le persone con disabilità, anziane, fragili, minori, l’assistenza domiciliare, il sostegno ai caregiver, i consultori sulla salute della donna… – perché diventino il vero secondo pilastro del Servizio sanitario regionale, oltre quello ospedaliero, attraverso il corretto ruolo dei Distretti come da D.Lgs.502/1992, da cui devono dipendere le Case di Comunità, da realizzare pienamente secondo gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici quantitativi e di personale e di servizi disciplinati dal DM 77/2022 sull’assistenza territoriale, in modo coerente con tutte le previsioni del PNRR in scadenza e per il superamento del ricorso improprio ai Pronto Soccorso; in tale quadro rientra anche il rafforzamento del raccordo tra servizi territoriali e sanità penitenziaria, al fine di garantire continuità assistenziale, presa in carico delle fragilità sanitarie, della salute mentale e delle dipendenze anche per le persone private della libertà personale;
  4. (PROFESSIONISTI) a promuovere i professionisti infermieri e i tecnici sanitari e sociosanitari incrementando le assunzioni, favorendo i percorsi universitari anche attraverso l’erogazione di voucher per gli studenti, agevolando il personale dipendente non laureato che vuole intraprendere il percorso universitario, implementando e finanziando un welfare regionale abitativo adeguato, attivando convenzioni con il Trasporto Pubblico Locale, valorizzando i percorsi di carriera e il riconoscimento economico delle professioni sanitarie, superando definitivamente il ricorso ai medici “a gettone” e ai professionisti sanitari di cooperative esterne, valutate anche le ultime fallimentari esperienze e, infine, definendo una strategia finalizzata a garantire la presenza stabile e adeguata di professionisti infermieri e di tecnici sanitari e sociosanitari;
  5. (AGENZIA DI CONTROLLO) a rafforzare le risorse umane, tecniche e strumentali a supporto dell’Agenzia di Controllo del SSR per garantire monitoraggi efficaci e attività di controllo continue e sistematiche su tutte le ATS, le ASST e le strutture erogatrici, da richiamare a una piena, reale e leale collaborazione con l’Agenzia, promuovendo altresì un adeguato coinvolgimento della Commissione Sanità attraverso relazioni periodiche sull’attività dell’Agenzia e sui risultati dei controlli e valorizzando i risultati dell’attività di controllo mediante indicatori di qualità ed efficacia che supportino la programmazione regionale;
  6. (MMG) a definire un Piano regionale strutturale per i MAP/MMG dotato di risorse e volto a garantire la continuità assistenziale sull’intero territorio regionale, anche attraverso: una integrazione chiaramente definita e regolamentata con e nelle Case di Comunità; una revisione del sistema informativo SISS che lo renda pienamente funzionante; la messa a disposizione di spazi pubblici; lo stanziamento di risorse dedicate a interventi per la riqualificazione edilizia di spazi per servizi sociosanitari territoriali messi a disposizione dagli Enti locali e per l’acquisto di attrezzature e strumentazioni volte a migliorare la capacità diagnostica e terapeutica di tali servizi territoriali; l’incentivazione del lavoro in gruppo e in rete; la sburocratizzazione della loro attività; il tutto a seguito di una precisa mappatura dei bisogni e dello stato di fatto della medicina di prossimità;
  7. (LISTE D’ATTESA E ACCREDITAMENTO) a definire un Piano regionale di abbattimento delle liste d’attesa che indichi volumi di attività e tipologie di prestazioni da erogare, definendone con precisione la parte richiesta ai soggetti privati accreditati alla quale vincolare obbligatoriamente il budget regionale che viene loro riconosciuto nella contrattualizzazione con il SSR, con una riforma dell’accreditamento che preveda altresì come requisiti obbligatori: il rinnovo del contratto di lavoro, la definizione di livelli salariali e di trattamento equiparati a quelli pubblici e l’adesione a un Centro Unico di Prenotazione effettivamente integrato tra tutte le strutture pubbliche e private accreditate e da realizzare entro l’anno.  Il Piano e la riforma dell’accreditamento dovranno prevedere inoltre: il divieto effettivo delle “agende chiuse” (già vietate ma ancora praticate); controlli stringenti e sanzioni; la garanzia della presa in carico completa del paziente, assicurando che al momento della dimissione o della prestazione specialistica sia già fissato il follow up, in particolare per i percorsi oncologici e le patologie croniche; criteri di riconoscimento e premialità nelle contrattualizzazioni e negli affidamenti a favore del privato no profit;
  8. (AREE INTERNE) a potenziare la sanità nelle aree interne e di montagna attraverso: il rafforzamento dell’assistenza territoriale garantendo la presenza stabile e continuativa di medici di assistenza primaria/MMG, infermieri di comunità e servizi sociosanitari integrati; lo sviluppo e la piena operatività delle Case della Comunità come presìdi di prossimità realmente accessibili alla popolazione; la promozione dell’utilizzo strutturato della telemedicina per assicurare continuità di cura, in particolare per i pazienti cronici e fragili; la previsione di adeguati incentivi professionali, economici e organizzativi finalizzati ad attrarre e trattenere i professionisti sanitari nelle aree interne, montane e più disagiate del territorio lombardo; la definizione di un coefficiente territoriale per l’incremento delle risorse destinate ai servizi socio-sanitari delle aree interne e montane coerentemente con le previsioni di legge nazionale e regionale mai attuate dalla Regione Lombardia;
  9. (SALUTE MENTALE,NEUROPSICHIATRIA INFANTILE E FRAGILITA’) a potenziare i servizi di salute mentale e di neuropsichiatria infantile, con particolare attenzione alla dimensione territoriale e alla neuropsichiatria infantile, prevedendo almeno un’UONPIA per ogni Casa di Comunità hub, potenziando tutti i servizi ambulatoriali territoriali necessari per garantire un’offerta adeguata a rispondere a tutti i differenti bisogni delle diverse platee di utenza (e.g. disturbi alimentari, dipendenze, disabilità, psichiatria, ecc.) e implementando e stabilizzando celermente il servizio di psicologia delle Cure Primarie; sono altresì da potenziare tutte le iniziative e i servizi per il contrasto alla grave marginalità, per il sostegno alle vecchie e nuove fragilità delle fasce d’età adolescenziali e giovanili, per il sostegno alla genitorialità;
  10. (TERZO SETTORE) a valorizzare il ruolo del Terzo Settore lombardo in modo che l’amministrazione condivisa diventi uno strumento essenziale nei rapporti tra Enti del Terzo Settore e pubbliche amministrazioni, rappresentando una delle più significative attuazioni del principio di sussidiarietà orizzontale valorizzato dall’art. 118, quarto comma, Cost. (come esplicitato da Corte cost., n. 131/2020), anche al fine di realizzare adeguatamente il principio della integrazione tra ambito sociale, sociosanitario e sanitario;
  11. (INTRAMOENIA ALLARGATA) a ritirare le disposizioni regionali relative all’estensione dell’attività libero-professionale intramoenia in spazi esterni all’azienda sanitaria (art.8 ter della L.R. n.15/2018 e relativa attuazione prevista nel punto 5 della delibera DGR XI/3540–Linee guida in materia di Alpi) poiché questa pratica alimenta disuguaglianze nell’accesso alle cure, configura una commistione impropria tra sanità pubblica e attività privata e genera confusione nel cittadino tra prestazioni garantite dal servizio sanitario pubblico e prestazioni a pagamento;
  12. (SUPER INTRAMOENIA) a ritirare la DGR XII/4896 che prevede convenzioni tra aziende del Servizio sanitario lombardo e fondi sanitari integrativi, mutue e assicurazioni, poiché introduce un secondo canale di erogazione delle prestazioni parallelo a quello istituzionale, determinando l’istituzionalizzazione di un sistema sanitario a due velocità con effetti negativi sui principi di universalità, equità e solidarietà e sulla fiducia dei cittadini, considerata altresì la situazione di abuso dell’attività di intramoenia recentemente denunciata dallo stesso Ministro della Salute, alla quale è necessario far urgentemente seguire una attività di controlli regionali e -ove siano riscontrate violazioni-di sanzioni, per struttura e per servizi, volta a rimuovere le cause degli abusi stessi e da documentare alla Commissione Sanità attraverso relazioni illustrative semestrali.
  13. (MONITORAGGIO E TRASPARENZA) a pubblicare periodicamente i dati relativi all’attività di monitoraggio relativa all’attività non istituzionale svolta in ciascuna ASST e IRCCS rispetto all’attività istituzionale complessiva, fornendo specifica evidenza del rispetto del principio di prevalenza dell’attività istituzionale e, ove siano riscontrate violazioni, a dare evidenza dei provvedimenti, anche sanzionatori, assunti.

 

Intanto, il lavoro in Regione per migliorare sotto ogni aspetto la sanità e il welfare lombardo non si ferma: a partire dai prossimi giorni e poi nelle prossime settimane il gruppo regionale porterà in Consiglio, tra le altre proposte, una mozione per il potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata e del sostegno alle Rsa e un progetto di legge per garantire il medico di medicina generale alle persone senza fissa dimora. A metà anno chiederà una seconda seduta straordinaria del Consiglio regionale, dopo quella del 10 febbraio scorso, per tornare a proporre la svolta necessaria che tutti auspichiamo.

 

Milano, 27 febbraio 2026

PD Regione Lombardia