Roberta Vallacchi e Paola Bocci sulle carceri, dopo il ventiduesimo rapporto di Antigone
VALLACCHI E BOCCI (PD): “DAL RAPPORTO DI ANTIGONE UNA SITUAZIONE SEMPRE PIÙ CRITICA. A RISCHIO IL DIRITTO ALLA SALUTE E I MINORI”
Una popolazione carceraria che invecchia, sempre più sovraffollamento, la carenza di personale sanitario che fatica a intervenire contemporaneamente sulle patologie croniche e sulle emergenze, il fallimento della legge sulle pene alternative per i tossicodipendenti. È questo il ritratto che esce dalla relazione di Antigone, chiamata in audizione in Commissione Carceri del consiglio regionale, dal Gruppo regionale del Pd.
“La situazione non è cambiata: permangono delle criticità nella dotazione di personale sanitario, non solo per quello dedicato alla salute mentale. Alcune indicazioni delle norme volute dal Ministro Nordio non sono applicate, ad esempio quelle che consentirebbero a chi ha patologie soluzioni alternative alla detenzione in carcere, in strutture adeguate, e questo perché non ci sono luoghi adatti con posti disponibili”, spiegano Roberta Vallacchi e Paola Bocci, consigliere regionali del Pd.
“Il rapporto di Antigone presenta una situazione ulteriormente peggiorata rispetto agli ultimi dati che conoscevamo. Per questo chiediamo un’attenzione maggiore soprattutto per la parte sanitaria, con un occhio di riguardo per anziani e donne che in questo momento sono più in sofferenza dentro gli istituti di pena. Ma tutto il sistema della sanità in carcere è da rivedere. Con il sovraffollamento non è più sufficiente un solo medico di turno, spesso neanche per 24 ore, perché non riesce a intervenire su più urgenze in contemporanea. Inoltre, la popolazione carceraria sta invecchiando rapidamente, com’è nel trend di tutta la società, e questo richiede degli interventi sanitari mirati”, aggiungono le dem.
“Siamo di fronte al fallimento della legge Nordio che ha alzato fino a 8 anni di durata della pena la possibilità per persone tossicodipendenti di scontarla al domicilio o presso le comunità terapeutiche. All’inizio questo provvedimento è stato accolto in maniera positiva, però di fatto non può funzionare perché mancano i luoghi dove scontare questa pena, che sia al domicilio o nelle comunità che non hanno posti sufficienti per accogliere tutti. Perciò, se non si fanno le due cose insieme e si creano i posti, non ha senso”, racconta Vallacchi.
“L’altro aspetto negativo è relativo ai minori. Già con il decreto Caivano, quindi dal 2023, è aumentato il numero di quelli che vengono incarcerati, essendo cresciuta la platea della custodia cautelare. Adesso vi è un ulteriore peggioramento, perché con il pacchetto Sicurezza per reati per i quali prima non era necessario, ora si chiedono il fermo preventivo e la custodia cautelare, di conseguenza è cresciuto ancora di più il numero dei giovanissimi portati negli istituti penitenziari minorili. Il fatto grave è che viene a prevalere il principio della pericolosità del minore su quello della sua tutela e della funzione educativa, a cui si faceva riferimento fino a prima del decreto Caivano. Tra l’altro, poiché negli Ipm non ci sono posti, i giovani adulti, dai 18 ai 21-25 anni, vengono trasferiti rapidamente nelle carceri ordinarie, dove ovviamente la loro situazione non può far altro che peggiorare e dove è più facile rischiare una deriva delinquenziale”, conclude Vallacchi.
Milano, 30 ottobre 2026


