Emilio Del Bono e Gian Mario Fragomeli dopo il voto della risoluzione relativa al percorso di autonomia differenziata previsto dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione.
AUTONOMIA DIFFERENZIATA, DEL BONO E FRAGOMELI (PD): “UNA FORZATURA ISTITUZIONALE, UN GUSCIO VUOTO SENZA UN EURO E DI NESSUNA UTILITÀ PER I LOMBARDI”
“Quella approvata oggi è una risoluzione che nasce da un percorso viziato sotto il profilo istituzionale e che non tiene conto della legge Calderoli e della sentenza della Corte costituzionale del 2024. Si pretende di riattivare, a distanza di quasi dieci anni, un procedimento sulla base di un atto di indirizzo del Consiglio regionale del 2017 che aveva contenuti completamente diversi da quelli oggi sottoposti al nostro esame. Evidentemente siamo di fronte a scelte maturate nelle anticamere romane, senza un reale ascolto del territorio e, soprattutto, esautorando il Consiglio regionale”.
È quanto dichiarano il vicepresidente del Consiglio regionale Emilio Del Bono e Gian Mario Fragomeli, segretario della commissione speciale Autonomia, dopo il voto, in seduta congiunta con la commissione Affari istituzionali, della risoluzione relativa al percorso di autonomia differenziata previsto dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione.
“Non è pensabile – sottolineano Del Bono e Fragomeli – che in questi anni si sia passati dalle 16 competenze inizialmente individuate alle 4 di oggi e si faccia ripartire l’iter come se nulla fosse accaduto. Nel frattempo, sono intervenuti la legge Calderoli, due cambi di Governo e, soprattutto, la sentenza della Corte costituzionale del dicembre 2024, che ha profondamente modificato il quadro di riferimento e ha indicato precise condizioni procedurali”.
“E il problema non è soltanto formale – aggiungono i consiglieri dem -. L’atto approvato dal Consiglio regionale il 7 novembre 2017 chiedeva di avviare un percorso molto diverso e aveva come punto centrale la questione delle risorse e del residuo fiscale, che oggi non trovano alcun riscontro. Utilizzare quella vecchia risoluzione come fondamento per la procedura attuale significa alterarne completamente il significato”.
“La Commissione speciale Autonomia – proseguono – aveva avviato negli anni un lavoro articolato che, però, non ha mai trovato un seguito in nuovi atti di indirizzo del Consiglio regionale. Oggi, invece, si pretende di chiudere rapidamente il procedimento senza fare i conti con il nuovo quadro normativo e con quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale, lasciando peraltro senza risposta diverse domande: perché solo quattro materie e con competenze così ridotte? Sono state realmente condivise con Comuni, Province e autonomie locali? Qual è stato il percorso istruttorio che ha portato a questa scelta? E soprattutto, quali risorse accompagneranno le competenze trasferite?”
“Particolarmente delicato è poi il capitolo della sanità – aggiungono i dem – dove la possibilità di prevedere tariffe differenziate per alcune prestazioni rischia di introdurre ulteriori elementi di differenziazione nell’accesso ai servizi. È un tema che avrebbe richiesto un approfondimento ben più serio, anche alla luce della distinzione tra LEP e LEA e delle indicazioni della Corte costituzionale sulla necessità di una fonte legislativa adeguata per la definizione dei livelli essenziali”.
“Per tutte queste ragioni non abbiamo partecipato al voto – concludono Del Bono e Fragomeli -. Non perché ci sottraiamo al confronto sull’autonomia, ma esattamente per il motivo opposto: su un tema così importante servono serietà, trasparenza e un vero coinvolgimento del Consiglio regionale e delle autonomie locali. Questa non è autonomia, ma una forzatura istituzionale che finisce per mortificare proprio quelle assemblee elettive che si dice di voler valorizzare”.
Milano, 2 settembre 2026

