Pierfrancesco Majorino e Davide Casati dopo la bocciatura della proposta di intervenire sulla nuova disciplina regionale delle misure del Fondo nazionale per le non autosufficienze
DISABILITÀ, CASATI E MAJORINO (PD): “LA MAGGIORANZA BOCCIA UNA PROPOSTA PER SUPERARE LE RIGIDITÀ E METTERE AL CENTRO LE PERSONE, NON LA BUROCRAZIA”
“È davvero un peccato che la maggioranza abbia scelto di bocciare una mozione che non chiedeva di cancellare la nuova disciplina regionale, ma di migliorarla, introducendo maggiore flessibilità e mettendo davvero al centro il Progetto di Vita delle persone con disabilità. Ci auguriamo che, al di là del voto di oggi, la Giunta lombarda voglia comunque tenere conto delle criticità che ci vengono segnalate quotidianamente da famiglie, associazioni e territori”.
Così il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino e Davide Casati, primo firmatario della mozione e capodelegazione dem in commissione Sostenibilità sociale, commentano la bocciatura in aula consiliare della proposta che chiedeva alla Giunta di intervenire sulla nuova disciplina regionale delle misure del Fondo nazionale per le non autosufficienze.
“La delibera di giugno – spiega Casati – contiene sicuramente elementi positivi, a partire dalla programmazione triennale e da alcune innovazioni che abbiamo condiviso. Ma abbiamo ricevuto diverse segnalazioni su rigidità che rischiano di creare problemi concreti alle persone e agli stessi servizi territoriali. La nostra era una proposta di buon senso: non rimettere in discussione l’impianto della delibera, ma correggere ciò che può essere migliorato”.
Al centro della mozione, in particolare, c’era il superamento delle incompatibilità automatiche legate alla frequenza dei servizi semiresidenziali per le persone delle platee ex B1 e B2. Oggi, ad esempio, per le persone ex B1 la frequenza di un servizio semiresidenziale per almeno 18 ore settimanali può determinare automaticamente la perdita della misura economica, mentre per la platea ex B2 l’accesso al sostegno è subordinato a una valutazione multidimensionale.
“Non è il numero di ore trascorse in un centro a poter determinare da solo quali sostegni servono a una persona – sottolinea Casati -. Una persona può avere bisogno di frequentare un Centro Diurno Disabili o una Centro Socio Educativo e, contemporaneamente, di un sostegno economico o domiciliare. Il bisogno non scompare quando si entra o si esce da un servizio. Deve essere valutato all’interno del suo Progetto di Vita complessivo”.
“Dietro sigle come B1 e B2 – aggiunge Majorino – ci sono donne e uomini, famiglie, percorsi di vita e bisogni concreti. La personalizzazione dell’intervento non è una questione di destra o di sinistra: significa costruire le risposte intorno alla persona, evitando che siano le rigidità burocratiche a decidere quali sostegni può ricevere”.
“Noi continueremo a insistere perché le regole siano al servizio delle persone e non il contrario. La Giunta ha davanti un triennio per migliorare questa disciplina: ci auguriamo che ascolti le segnalazioni che arrivano dai territori e intervenga sulle criticità che abbiamo evidenziato oggi” concludono i consiglieri dem.
Milano, 6 ottobre 2026

