Marco Carra commenta il passaggio sulle liste d’attesa troppo lunghe e sulla responsabilità delle Regioni, espresso dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella sua informativa oggi alla Camera.
LISTE D’ATTESA, CARRA (PD): “FINALMENTE ANCHE LA MELONI AMMETTE CHE IL PROBLEMA ESISTE. ORA LO DICA ANCHE ALLA SUA DESTRA IN LOMBARDIA E SOSTENGA LA NOSTRA MOZIONE”
“Finalmente la presidente del Consiglio si è accorta che il problema delle lunghe liste d’attesa per le visite mediche o specialistiche, esiste. Anche se la Presidente del Consiglio, e tutta la destra, arrivano con anni di ritardo.
Ora, nulla vieta che le Regioni facciano squadra, ma la Meloni si preoccupi di indirizzare i suoi di centrodestra in Lombardia, invitandoli a sostenere la nostra posizione per cercare di risolvere il problema, che è quella che presentiamo nella mozione in Aula martedi prossimo, in cui chiediamo di rendere obbligatorio il Cup unico entro tre mesi: o i gruppi del privato convenzionato aderiscono al CUP, mettendo a disposizione le agende e contribuendo davvero alle prestazioni, oppure le convenzioni non vengano rinnovate e operino nel libero mercato senza contributi regionali”.
Lo dice Marco Carra, consigliere regionale Pd in Lombardia, commentando il passaggio sulle liste d’attesa troppo lunghe e sulla responsabilità delle Regioni, espresso dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella sua informativa oggi alla Camera.
“In Lombardia – continua Carra – il privato convenzionato nella sanità conta oltre 400 soggetti. Grazie a convenzioni pubbliche, erogano prestazioni attraverso il servizio sanitario regionale.
Eppure i numeri raccontano altro.
Con un accesso agli atti fatto dal nostro gruppo abbiamo scoperto che solo 8 gruppi hanno aderito davvero al Centro Unico di Prenotazione (CUP). Tra questi il centro Armonia di Porto Mantovano. La percentuale di adesione è bassissima. Quasi irrisoria. Solamente il 2%. Praticamente nessuno.
E non basta. Finora il privato convenzionato ha gestito appena il 4,4% delle prenotazioni tramite CUP: circa 150.000 su 3,4 milioni.
Tradotto: mentre i cittadini rincorrono visite ed esami per mesi, a sostenere davvero il sistema di prenotazione resta quasi solo la sanità pubblica.
Il privato incassa convenzioni pubbliche, ma quando si tratta di ridurre le liste d’attesa sparisce e si concentra sulla solvenza. Perché tanto qualcuno, pur di curarsi, è costretto a pagare. Purtroppo, questa è la situazione pessima nella quale ci hanno portati Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia attraverso l’equiparazione tra sanità pubblica e privata.
Stessi diritti, ma non stessi doveri.
Ricche convenzioni, voce nelle scelte del sistema sanitario regionale, poi nei momenti decisivi il privato convenzionato si sfila. È già successo durante il Covid, e sta succedendo di nuovo sulle liste d’attesa.
Il CUP è stato lanciato nel 2006 e dichiarato “quasi pronto” già nel 2009.
Sono vent’anni che è quasi pronto. Ora l’assessore Bertolaso promette la piena operatività entro fine 2026. Per questo – conclude il consigliere dem – abbiamo presentato la mozione e chiediamo un impegno serio e concreto”.
Milano, 9 aprile 2026

