SANITÀ: IL PD IN LOMBARDIA LANCIA CAMPAGNA DI AFFISSIONI E UNA MOBILITAZIONE IN VISTA DELLA DISCUSSIONE IN CONSIGLIO DELLA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE
MAJORINO, DEL BONO E ROGGIANI: CAMBIARE SI PUÒ E SI DEVE, OGGI IN LOMBARDIA LE CURE NON SONO GARANTITE A TUTTI
“Vuoi curarti? Con la destra aspetti e speri. O paghi.” Parte domani la campagna di affissioni del gruppo regionale del Partito Democratico in vista della discussione in Aula, nelle prossime settimane, della legge di iniziativa popolare che nel corso del 2024 ha raccolto oltre centomila firme. A Milano e nei capoluoghi di provincia compariranno oltre mille tra manifesti, gonfaloni e per la prima volta anche adesivi a terra e saranno esposti fino a fine settembre e, solo a Milano, anche per tutto ottobre. Tre i messaggi dei manifesti: oltre a quello riportato qui sopra, ci saranno anche “Un milione di lombardi rinuncia a curarsi, sei tra questi?” e “La destra governa la Lombardia da trent’anni, e tu da quando aspetti quella visita?”. Tutti e tre sono accompagnati dallo slogan “cambiare si può”.
Dello stesso tenore i gonfaloni, mentre gli sticker, gli adesivi a terra, che saranno posizionati in zone strategiche di Milano, riportano due messaggi diversi e complementari: “Da quanto tempo aspettavi questa visita? Raccontacelo” e “Calpestàti, come la destra fa con la sanità pubblica. Cambiare si può”.
Tutti i materiali esposti rimandano al sito conlasalutenonsischerza.it, la piattaforma su cui il gruppo regionale dall’estate 2023 raccoglie segnalazioni dei cittadini sui tempi d’attesa troppo lunghi, sulla mancanza del medico di base e di altri servizi e su cui ha accompagnato anche la raccolta firme sulla legge di iniziativa popolare.
La campagna di affissioni sarà accompagnata da una mobilitazione in tutte le province con presidi e volantinaggi, alla fine di settembre.
La legge di iniziativa popolare nasce per contrastare lo scivolamento della sanità lombarda verso il basso, fatto certificato dai dati del ministero e reso ancora più evidente dalla recente elaborazione della fondazione GIMBE, che vede la Lombardia perdere terreno in un solo anno più di tutte le altre Regioni tranne la Basilicata.
La legge di iniziativa popolare insiste sui principi e verte su quattro punti: universalità del servizio, centralità della prevenzione, priorità dei servizi territoriale e governo pubblico degli erogatori.
Per Pierfrancesco Majorino, capogruppo Pd in Regione e componente della segreteria nazionale dem, “vent’anni fa la sanità lombarda era la migliore d’Italia e oggi non è più assolutamente così. E questo ce lo dicono le migliaia di testimonianze che noi da ormai due anni abbiamo raccolto con la campagna “Con la salute non si scherza”, ma ce lo dicono anche le tante rilevazioni di enti indipendenti che hanno fotografato il decadimento di un servizio, soprattutto in relazione proprio al tema dell’accesso. Quindi, Regione Lombardia oggi non si trova neanche in Europa League, per dirla in termini calcistici, nel senso che siamo diventati incredibilmente la settima regione d’Italia nella classifica delle migliori in sanità. In questo quadro, noi abbiamo fatto diverse proposte, azioni, iniziative. Bisogna cambiare e per questo ci siamo mobilitati, noi come altri soggetti politici, la società civile, le organizzazioni sindacali e in questo contesto abbiamo raccolto oltre centomila firme a sostegno della nostra proposta di legge di iniziativa popolare che si fonda su alcuni principi: la necessità di cancellare l’equivalenza tra pubblico e privato, quindi rimettendo al centro gli interessi della sanità pubblica, sul primato della prevenzione della medicina territoriale, sulla necessità di provvedere all’integrazione tra i servizi, quello sanitario e i servizi sociali, il bisogno di intervenire per rafforzare l’assistenza domiciliare. Poi c’è l’urgenza di mettere mano alle liste d’attesa attraverso interventi indispensabili come il Centro unico di prenotazione, sistema su cui la Giunta regionale sta fallendo dal 2015, perché non lo realizzerà neanche in questo mandato: Fontana e Bertolaso sono riusciti nel capolavoro di fallire anche su questo punto specifico. In questo contesto, dunque, abbiamo raccolto firme, mobilitato energie. A metà ottobre circa arriverà in Aula la legge di iniziativa popolare. Noi ci crediamo tantissimo, anche a livello nazionale, dove chiediamo di portare al 7.5% rispetto al PIL la spesa annua in campo sanitario. E in questa cornice noi aggiungiamo un tassello, cioè una campagna di comunicazione e di iniziative territoriali. Noi crediamo che questo tema, l’accesso alle cure, debba essere al centro delle attenzioni di chi governa, che invece pensa ad assetti e poltrone”.
Per Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale e coordinatore del tavolo Lombardia
2028, “la Lombardia è sempre più diseguale, gran parte del nostro territorio non ha garantite prestazioni sanitarie di qualità, come purtroppo dovrebbe accadere. È sempre più un territorio dove i cittadini pagano per le cure di tasca propria. Si calcola che i lombardi spendano almeno dodici miliardi di euro l’anno per avere prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite dal servizio. Se calcoliamo quanto è la spesa della sanità in Lombardia, vuol dire che un terzo delle prestazioni sanitarie è pagato direttamente dai cittadini. La stessa cosa vale anche per le nostre strutture territoriali, penso alle residenze sanitarie per disabili ma soprattutto alle RSA, cioè le nostre case di riposo che non riescono più a stare in piedi e aumentano le rette. Si mettono pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini proprio per un sistema che ormai è entrato totalmente in crisi e lo è per una questione molto lombarda: in Lombardia si è sperimentato un sistema che si diceva essere basato sulla libertà di scelta del cittadino, ma alla fine gli unici a scegliere sono i grandi operatori della sanità privata, che scelgono dove insediarsi e che prestazioni erogare. Il sistema è quindi prevalentemente urbano, tendenzialmente dove ci sono le economie di scala, mentre gli ospedali nel territorio sono sempre più deboli, sempre più fragili. E poi è sparita la sanità di territorio. Le cose non vanno meglio, vanno peggio, lo dice persino Bertolaso, che però non ha la forza politica per invertire la tendenza, e i Lombardi ne pagano totalmente il prezzo.
“In questa campagna il Partito democratico è a fianco del Gruppo regionale – spiega la segretaria lombarda Silvia Roggiani -. A dipingere la situazione non siamo noi, ma i numeri impietosi certificati dalla Fondazione Gimbe che certificano il crollo, secondi in questo a una sola altra Regione, ma anche dai dati del Ministero della Salute, dove è passata dal quarto al settimo posto in Italia. E dati e numeri ci dicono che un milione di lombardi rinuncia a curarsi. Eppure, l’articolo 32 della Costituzione dice che la sanità pubblica è un diritto, ma se al voto va meno del 42% della popolazione, significa che molti cittadini pensano che la politica non affronti temi molto sentiti come, appunto, l’accesso alle cure. Noi vogliamo che questi temi siano affrontati e che il dibattito in Aula sulla proposta di legge, dopo che abbiamo raccolto centomila firme, non venga silenziato. Stiamo aspettando la calendarizzazione della proposta di legge e come Partito democratico lombardo lanceremo una mobilitazione proprio la settimana prima della calendarizzazione: saremo nelle piazze e ovunque potremo essere ascoltati per dire alle persone che noi ci siamo e ci occupiamo di loro”.
Milano, 15 settembre 2025


