Carlo Borghetti questa mattina ha partecipato al presidio organizzato in piazza Duca d’Aosta dai medici di base, scesi in piazza per protestare con due giornate di sciopero.

BORGHETTI (PD): “SONO IL CENTRO DELLA SANITÀ, MA VENGONO ABBANDONATI DA REGIONE”

Oltre 200 medici di famiglia hanno protestato, stamattina, sotto al Pirellone, sede del consiglio regionale, per lamentare le loro condizioni di lavoro, anche alla luce della riforma nazionale che vede le Case di comunità come luoghi di ricostruzione di una sanità territoriale che, in Lombardia, è ridotta ormai ai minimi termini. I professionisti denunciano che, così come sono state avviate, le Case di comunità non funzionano e sono costretti a fare ore aggiuntive, talvolta sovrapposte all’orario di ricevimento dei pazienti, in strutture senza le attrezzature, i servizi e il personale che dovrebbero essere presenti.

“Siamo stati in piazza ancora una volta a fianco dei medici di famiglia per sostenere il loro lavoro. Hanno perfettamente ragione quando dicono che è sempre più difficile in Lombardia fare questo mestiere, abbiamo più volte raccolto le loro richieste e le abbiamo tradotte in proposte attraverso mozioni che ci sono state sempre bocciate dalla destra che governa la Regione”, spiega Carlo Borghetti, consigliere regionale del Pd e capogruppo in III Commissione Sanità.

 

“E le nostre proposte partono dalla revisione del sistema informatico regionale Siss, quello attraverso cui i medici prescrivono le ricette, che troppo spesso non funziona e blocca il loro lavoro: quando alla mattina accendono il computer è ogni volta una sorpresa perché spesso, soprattutto il lunedì e il martedì, cioè dopo il fine settimana, il collegamento con il servizio informativo di Regione non va. Per non parlare del carico burocratico che li costringe a occuparsi sempre più di procedure che tolgono tempo da dedicare ai pazienti”, aggiunge il dem.

 

“Noi sosteniamo che i medici di famiglia devono poter lavorare in gruppo, con studi condivisi e supportati da personale e attrezzature, ma Regione Lombardia non dà loro sufficiente sostegno, lasciandoli soli di fronte a pazienti sempre più attenti ed esigenti. C’è bisogno, poi, di sostenere il loro percorso formativo, che deve evolvere al rango di vera e propria specializzazione con l’adeguamento della remunerazione. Non ultima, va affrontata concretamente la partita delle Case di comunità che è solo all’inizio e non è ancora stata in realtà chiaramente implementata dalla Regione: un medico che oggi obbligatoriamente si trova a dare la sua presenza in Casa di comunità non sa nemmeno quali sono i compiti cui si deve dedicare. Regione Veneto ha chiarito in modo più efficace una serie di questioni rimaste in Lombardia ancora in sospeso, risolte invece da tempo in regioni come la Toscana o l’Emilia-Romagna”, precisa Borghetti.

 

“In definitiva, Regione Lombardia non può chiedere di più all’attività dei medici di famiglia, dire che sono il centro della sanità e poi lasciarli lavorare in queste condizioni. Chiediamo più sostegno ai medici di famiglia subito. Ne va del futuro della sanità lombarda e della salute di tutti noi”, conclude il consigliere Pd.

Milano, 15 settembre 2026

 

 

PD Regione Lombardia