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Una sperimentazione che va monitorata costantemente, affinché dia i risultati migliori: è la sintesi della richiesta fatta da Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, all’assessore regionale al Welfare Gallera, stamattina, durante la trattazione dell’interrogazione a risposta immediata, presentata dal consigliere dem, sul tema del robot chirurgico Da Vinci.

Il sistema consente al chirurgo di eseguire interventi delicatissimi con un’invasività minima e con un’altissima precisione, offrendo un significativo miglioramento nella qualità degli interventi su fegato, pancreas, tumori ginecologici e urologici. Un’apparecchiatura costosa: l’acquisto ammonta a oltre 2 milioni 600mila euro, a cui si aggiungono la spesa per la manutenzione, pari a 100mila euro annui, e i costi per lo strumentario speciale.

“Secondo le dichiarazioni iniziali il Da Vinci, con l’entrata a pieno regime avrebbe rivoluzionato la chirurgia, eseguendo una media di tre interventi al giorno – ha ricordato Orsenigo in Aula – tuttavia, a fronte degli annunci, l’apparecchiatura risulterebbe molto poco utilizzata, come denunciano alcuni professionisti”. Per questo nella question time il consigliere Pd chiedeva “quanti sono ogni anno gli interventi di chirurgia generale, urologia e ginecologia dalla data di acquisizione delle apparecchiature, finanziata con risorse regionali, e cosa Regione Lombardia preveda per il futuro”.

L’assessore “ci ha risposto che dal 2014 l’allora Direzione generale Salute ha avviato un monitoraggio dell’utilizzo della tecnologia robotica, sospendendo, da quella data, nuove acquisizioni in attesa di disporre di un panorama completo in termini di appropriatezza clinica ed efficienza economica – fa sapere Orsenigo –. Sono state pertanto congelate anche le richieste di nuovi acquisti avanzate dalle Asst di Bergamo, dove il Da Vinci era presente in condivisione con l’Asst Lariana, e dall’Asst di Lecco, in attesa degli esiti delle analisi di mercato. Sono seguite nuove acquisizioni, facendo però ricorso al noleggio”.

E per quanto riguarda i risultati, al 31 dicembre scorso sono state censite 21 apparecchiature, una diversa dal Da Vinci e non più in funzione, di cui 5 in Asst, 2 negli Irccs pubblici, 10 in quelli privati, 4 in case di cura convenzionate. Gli interventi nel 2018 sono stati 317 al Niguarda, 223 al Civili di Brescia, 120 all’Ospedale maggiore Policlinico di Milano, 126 al San Matteo di Pavia, 290 all’Asst di Lecco, 65 all’Asst Lariana.

“Per Como l’assessore ci ha assicurato che è in programma un piano di efficientamento – aggiunge Orsenigo –. Tuttavia, a questi dati, mancano quelli degli interventi privati che darebbero un quadro più completo. Al netto di questo, ovviamente i vantaggi della chirurgia robotica sono evidenti, ma abbiamo chiesto di monitorare i numeri e il grado di utilizzo delle apparecchiature di chirurgia robotica assistita. Il fatto che su Como gli interventi siano relativamente pochi, che non ci sia un livello di impiego della strumentazione uguale per tutti, vuol dire che questa sperimentazione va controllata proprio perché va utilizzata nel migliore dei modi. In questo senso, chiederemo all’assessore anche gli esiti del gruppo di lavoro costituito per valutare il fabbisogno di chirurgia robotica, le spese necessarie e i costi della formazione”.

Milano, 1 ottobre 2019

 

PD Regione Lombardia