Miriam Cominelli sui dati relativi alle strutture private che aderiscono al Cup, il centro di prenotazione unica
SANITÀ- COMINELLI (PD): I PRIVATI NON STANNO ADERENDO AL CUP.A BRESCIA OLTRE ALLE ASST ADERISCONO LA POLIAMBULANZA E DUE AMBULATORI DI PISOGNE E CAPRIOLO
MOZIONE IN REGIONE: ADERISCANO ENTRO METÀ ANNO O NIENTE RINNOVO DEL CONTRATTO
Una mozione per dire alla Regione che il tempo è scaduto e che se i grandi gruppi della sanità privata non aderiranno entro il 30 giugno al Centro unico di prenotazione (Cup) non gli verrà rinnovato il contratto con il sistema sanitario regionale. Lo annuncia il gruppo regionale del Partito Democratico, che questa mattina ha tenuto una conferenza stampa al Pirellone dimostrando, alla luce di due accessi agli atti successivi, uno di maggio 2025 e uno di marzo 2026, come i tempi di adesione degli operatori privati al Centro unico di prenotazione della Regione si stiano dilatando continuamente, e che ad oggi solo una piccolissima parte degli oltre 400 enti erogatori privati accreditati che operano in Lombardia e che hanno un contratto con la Regione, cioè erogano prestazioni in regime di sanità pubblica, hanno effettivamente aderito al Cup regionale. Sono solo otto, e le prestazioni effettivamente prenotate dai cittadini nel privato tramite questo sistema sono solo il 4,4% del totale, sapendo che anche il pubblico sta comunque entrando nel sistema con lentezza.
Brescia è la prima provincia ad avere visto l’ingresso di tutte le ASST nella nuova piattaforma ed è anche l’unica in cui una grande realtà, la Poliambulanza, ha dato l’adesione, insieme a Vmedical di Pisogne e Clinica Apollonia polispecialistica di Capriolo. Rimangono fuori ancora poco meno di venti realtà.
Come spiega Miriam Cominelli, consigliera regionale del Pd e componente della Commissione sanità “i dati forniti dalla Regione ci dicono che il privato accreditato sta rifuggendo dal CUP. Secondo il cronoprogramma precedente tutti i privati avrebbero dovuto essere integrati nel centro unico di prenotazione entro la fine del 2025, ma non è così, e per molti di loro la scadenza è stata posticipata di un anno, a fine 2026. Lo dicono anche i numeri, che solo il 4,4% delle prestazioni, poco più di 150 mila, su oltre tre milioni e mezzo, sono quelle che i cittadini hanno potuto prenotare nelle strutture private tramite il nuovo sistema regionale. Brescia in questo caso vede l’adesione di un importante privato no profit, ma molto c’è ancora da fare, di fatto nel resto della regione solo il pubblico si sta caricando l’onere di aderire alla nuova piattaforma, e non va bene, perché paradossalmente in questa fase il privato è ancora più libero di proporre ai cittadini che si rivolgono ai suoi sportelli per avere una prenotazione di presentare la propria proposta a pagamento, in regime di solvenza. E nel frattempo non si risolve il problema delle liste d’attesa».
«Regione Lombardia deve chiedere al privato di collaborare veramente agli obiettivi pubblici di sanità – continua Cominelli -. I cittadini devono ricevere le prestazioni di cui hanno bisogno. E allora, se il privato non aderisce al CUP unico, che è uno strumento essenziale per governare l’offerta sanitaria, deve succedere qualcosa. Da anni la Regione dice che il privato deve aderire, ma non succede nulla quando questo non aderisce. E allora, se non aderisce, deve decadere il contratto. Porteremo in Consiglio una mozione, chiedendo ai colleghi della destra di votarla, che imporrà alla Regione di inserire la regola che l’adesione al CUP è un obbligo per il privato e che se entro tre mesi, a fine giugno, non aderiranno, non gli sarà rinnovato il contratto per l’anno successivo».
NOTA STAMPA
LA REGIONE SUCCUBE DEI GRANDI GRUPPI PRIVATI IN SANITÀ
CRONOPROGRAMMA IN CONTINUO SLITTAMENTO, I PRIVATI NEL CUP SOLO PER IL 2% DELLE PRESTAZIONI
Il Centro unico di prenotazione è fermo al palo, gli operatori privati della sanità lombarda non stanno aderendo. Lo dicono i numeri ufficiali forniti al Partito Democratico dall’assessorato al welfare della Regione, in risposta a un accesso agli atti firmato dal consigliere e vicesegretario regionale Gian Mario Fragomeli. All’8 marzo 2026 il Centro unico di prenotazione della sanità lombarda risultava attivo in sole 12 Asst su 27, in soli due IRCCS pubblici su cinque e in otto strutture private su circa 400 strutture a contratto con il servizio sanitario regionale, dalle più piccole alle più grandi. A parte la Poliambulanza di Brescia, tutte le altre realtà private che hanno aderito sono di piccole dimensioni. Le prenotazioni effettuate attraverso la nuova piattaforma sono state più di tre milioni (3.352.550), ma di queste meno di 150mila (148.286) sono quelle prenotate nei centri privati. Come riferimento, in un anno vengono erogate 31 milioni di prestazioni ambulatoriali, escluse quelle di laboratorio e Pronto soccorso. Ad oggi, la partecipazione dei privati al Centro unico di prenotazione di Regione Lombardia vale solo il 4,42% delle prenotazioni complessive. Di queste, la quasi totalità riguardano la Poliambulanza, attivata a marzo 2025, mentre le altre sette strutture vanno dalle 40 della Diagnostica Comunian di Gorle, in provincia di Bergamo, alle 1.646 della Vmedical di Pisogne (Brescia), attivate tra l’inizio di gennaio e l’inizio di febbraio 2026. Secondo il cronoprogramma, in questo mese dovrebbe essere stato attivato anche il Centro diagnostico italiano (CDI).
Anche il cronoprogramma, cambiato a più riprese, dimostra chiaramente che i privati stanno posticipando il loro ingresso nel Centro unico di prenotazione. Rispondendo a un accesso agli atti analogo del maggio 2025, sempre del Pd, la Regione dichiarava che tutti i privati sarebbero stati attivi nel Cup a dicembre 2026. I privati della provincia di Brescia lo sarebbero stati già a giugno. La realtà è molto diversa. Realtà importanti come Humanitas, San Raffaele, Cliniche Zucchi, Galeazzi e Maugeri vedono la scadenza posticipata di un anno, a fine 2026. Di oltre quattrocento realtà private contrattualizzate con il servizio sanitario regionale – escludendo quindi le strutture che non erogano prestazioni ambulatoriali o non necessitano di prenotazione – solo otto risultano attive, e mentre le realtà maggiori sono calendarizzate a questo punto a fine 2026, delle altre non abbiamo notizia.
Nel frattempo le realtà pubbliche stanno lentamente entrando nel nuovo sistema, non senza difficoltà per cittadini e operatori: le Asst Franciacorta, Garda, Civili di Brescia, Brianza, Fatebenefratelli-Sacco, Lecco, Lodi, Bergamo Est, Crema e Bergamo Ovest, oltre agli Irccs Policlinico di Milano e Policlinico San Matteo di Pavia sono attivi nel nuovo Cup. Il problema è il privato.
Il centro unico di prenotazione è uno strumento fondamentale per tenere sotto controllo, da parte della Regione, le prestazioni sanitarie erogate dai privati in regime di servizio sanitario regionale. Soprattutto, è uno strumento per ridurre i tempi di attesa, dunque un elemento fondamentale di governo del servizio sanitario regionale. Il progetto è stato annunciato a più riprese e già dieci anni fa l’allora giunta regionale si era impegnata a escludere gli operatori privati che non avessero aderito entro la fine del 2016 al Cup regionale. Il Pd ha più volte richiamato la Regione a adempiere a quell’impegno e a marzo 2024 l’assessore Bertolaso, come testimonia un servizio della trasmissione Rai Presa Diretta, si era impegnato a rescindere i contratti agli operatori riottosi. Per il gruppo regionale dem il tempo è abbondantemente esaurito: il Pd annuncia una mozione che porterà in aula nelle prossime settimane con cui chiede alla giunta Fontana di mettere come limite insuperabile la metà del 2026, per poi fare scattare la sanzione già annunciata, ovvero la decadenza dal contratto.
Enti erogatori privati accreditati: i due cronoprogrammi a confronto
Milano, 1 aprile 2026

