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Carmela Rozza in merito all’approvazione di una risoluzione sull’assistente infermiere, da lei proposta e di cui è cofirmataria

Assistente infermiere-Rozza (Pd): “in Lombardia   funzioni limitate e divieto di   sostituire l’infermiere laureato”

“Una figura sbagliata,   persino nella denominazione, che crea confusione nei reparti con l’infermiere laureato, e per questo chiediamo al Governo di cambiarla. Una figura  che non porterà un solo professionista in più in corsia, non  attrarrà alcun giovane, anzi mortificherà ancora una volta la professione”. La consigliera regionale del Pd Carmela Rozza   interviene così a seguito dell’approvazione oggi, in aula, di   una risoluzione sull’assistente infermiere, da lei proposta  e di cui è cofirmataria, nata da un lavoro bipartisan, condiviso. “La risoluzione- spiega Rozza- è nata per limitare i danni di un provvedimento nazionale, su cui la nostra valutazione resta molto critica. Ancora una volta si mortifica la professione. La nuova figura, un’evoluzione   dell’Oss (operatore socio-sanitario) che  consegue la qualifica a seguito di un ulteriore percorso formativo, è stata   istituita il giugno scorso   dal Governo, con l’intento di rimediare alla ormai cronica mancanza di professionisti. In realtà non è una soluzione, ma anzi rischia di peggiorare lo stato delle cose”.

“Abbiamo voluto – continua Rozza- limitare   i danni   di un provvedimento sbagliato nelle premesse e innanzitutto chiarire che l’assistente infermiere non può, e soprattutto non deve, sostituire   l’infermiere laureato perché non ne ha competenze e non è  la risposta alla carenza di professionisti perché  non valorizzando la professione, né sul piano economico, né sul piano degli avanzamenti di carriera, non la renderà più attrattiva per i giovani”.

Il documento ha  l’obiettivo di delimitare le funzioni dell’assistente infermiere, evitare  confusioni di ruoli e tracciare un profilo chiaro, con funzioni specifiche  nel sistema della cura e dell’assistenza e assicurare una formazione adeguata. Intanto stabilisce che,  vista anche la formazione socio-sanitaria maturata come Oss, operi in via privilegiata presso i servizi territoriali, gli enti socio-sanitari e, in ogni caso, con pazienti cronici o fragili e  non con pazienti acuti e  che ciascuna Asst ne definisca con precisione i limiti di azione. La formazione, inoltre, deve prevedere un numero di ore maggiore di quelle stabilite a livello nazionale e deve essere affidata a Polis e non a  strutture private  non certificate,  fuori dal controllo regionale.

Milano, 18 novembre 2025

 

PD Regione Lombardia