Carlo Borghetti presenta una interrogazione in Regione sulla procreazione medicalmente assistita: servono procedure omogenee e massimi standard di sicurezza per tutti i centri lombardi
La vicenda dell’embrione impiantato al San Raffaele di Milano a una donna diversa da quella cui era destinato deve servire a rafforzare le procedure di sicurezza in tutti i centri di Procreazione medicalmente assistita della Lombardia. È questo il senso dell’interrogazione presentata dal consigliere regionale del PD Carlo Borghetti, sottoscritta anche da altri consiglieri dem, all’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso.
Il documento chiede alla Regione di chiarire se siano state adottate procedure operative unificate e omogenee per tutti i centri di PMA, pubblici e privati accreditati, con particolare riferimento all’identificazione delle pazienti e delle coppie, alla tracciabilità di gameti ed embrioni e alle fasi di preparazione ed esecuzione del transfer embrionale.
L’interrogazione chiede inoltre se siano previsti obbligatoriamente sistemi di doppia o multipla verifica dell’identità della paziente, della coppia e del materiale biologico prima di ogni fase critica del percorso, quali siano gli standard strutturali e organizzativi richiesti ai centri e se siano disponibili e utilizzate le tecnologie più avanzate per ridurre il rischio di errori.
Borghetti chiede anche di conoscere le modalità della vigilanza programmata sui centri di PMA e quali siano stati, negli ultimi cinque anni, gli eventuali eventi avversi e gli errori di identificazione registrati nelle strutture lombarde.
La richiesta arriva nel giorno in cui il laboratorio di Embriologia del San Raffaele ha ripreso la propria attività, dopo la sospensione seguita all’episodio del 23 luglio scorso. L’ospedale ha comunicato di aver lavorato con gli organi competenti, dando seguito ai rilievi formulati dall’ATS Città Metropolitana di Milano e dal Centro nazionale trapianti e introducendo azioni correttive e preventive, con particolare attenzione all’identificazione delle pazienti e dei materiali biologici, alla tracciabilità e all’organizzazione delle attività.
“La nostra interrogazione nasce per essere sicuri che questa vicenda ci insegni qualcosa e per dare la massima serenità alle coppie che affrontano queste procedure così delicate – spiega Borghetti -. Vogliamo sapere quale sia lo stato dell’arte nei centri lombardi e se vengano seguiti i più moderni standard di sicurezza, oltre alle linee guida nazionali e internazionali”.
Milano, 31 agosto 2026
